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Profiling: origini e nuovi campi d’applicazione

Comunicati Stampa

Profiling: origini e nuovi campi d’applicazione

Al giorno d’oggi il termine profiling sembra essere entrato nel linguaggio comune. Ma cos’è il profiling?  Esistono diverse definizioni del termine, si può fare riferimento a quella fornita dallo psicologo David Canter che lo definisce come qualsiasi attività che possa essere utile ad inferire le caratteristiche dell’aggressore e del tipo di reato a partire da ogni informazione disponibile.

L’FBI è stata la prima forza di polizia ad utilizzare il profiling verso la fine del 1970 come strumento di supporto al normale lavoro investigativo soprattutto per i casi di crimini particolarmente violenti o crimini seriali.

Si parla di profiling come strumento di supporto perché viene utilizzato per mettere a fuoco le caratteristiche personali, socio-culturali, gli schemi di comportamento e lo stile di vita del probabile autore di un determinato crimine, al fine di indirizzare le indagini verso una direzione piuttosto che un’altra, ma non si può effettuare un profiling senza un’attenta analisi della scena del crimine.

La ricostruzione della scena del crimine, infatti, è in grado di risponde alle domande “cosa è successo?” e “come è successo?” Cercando di determinare la natura del reato e le sue modalità di consumazione, il profiling, invece, risponde alle domande “perché è successo?” e “chi è l’autore del reato?” ricercando le motivazioni soggiacenti e le caratteristiche personologiche del suo autore.

Nell’immaginario collettivo, anche per via dell’interesse mediatico che negli ultimi anni si è sviluppato attorno a tale strumento, si ha un’idea confusa del profiling che spesso sembra non fondarsi su alcuna base scientifica.

Seppure i primi profiling fossero basati esclusivamente sulle intuizioni dei primi profiler, noti sono Canter e Douglas, e sulla loro personale esperienza criminologica, al giorno d’oggi esiste un’ampia letteratura sull’argomento, sono state condotte ricerche ed esistono database che hanno permesso di poter parlare non più di semplici intuizioni ma di ipotesi statisticamente valide. 

La maggior parte della ricerca oggi si focalizza sull’uso del profiling nei crimini quali omicidio e stupro  ma inizia ad arricchirsi anche la letteratura riguardante il profiling di autori di lettere anonime.

Nella maggior parte dei casi di missive non è ancora stato messo in atto un crimine violento ma, tuttavia, si può considerare la lettera come una fonte di informazioni analoga ad una scena del crimine.

In questo caso il tentativo di individuare l’autore delle missive verrà effettuato analizzando non solamente il contenuto delle lettere ma ci si concentrerà soprattutto su come l’autore si esprime, il linguaggio utilizzato e su come si rivolge al destinatario delle lettere.

È noto l’utilizzo dell’analisi grafica della scrittura del reo come strumento per dedurre informazioni sullo stesso. Al giorno d’oggi però le missive vengono spesso scritte utilizzando il computer il che rende inutile l’utilizzo dell’analisi grafica del testo della lettera.

Quello che è noto è che le motivazioni che solitamente spingono una persona a scrivere lettere anonime sono gelosia, invidia, frustrazione sessuale, sentimenti interiori di inadeguatezza personale che alimentano il desiderio di causare sofferenza.

Dal linguaggio utilizzato dall’autore delle missive si possono trarre informazioni sulle origini geografiche, sull’età, il sesso, l’orientamento religioso, il livello educativo e l’occupazione dello stesso.

La letteratura relativa all’identificazione dell’autore di lettere anonime ha raggiunto risultati interessanti che, tuttavia, devono essere sostenuti da ulteriori studi e ricerche anche nel contesto italiano; questo perché una delle principali difficoltà ad applicare il profiling in Italia è legata al fatto che la maggioranza della ricerca relativa a tale strumento è straniera e per questo non tutti i risultati raggiunti possono essere generalizzati alla realtà italiana.

Uno strumento che è in fase di sperimentazione da parte della Divisione di Psicologia Investigativa del Gruppo Investigativo è il profiling applicato alla business intelligence. Il business profiling viene applicato nella investigative due diligence per profilare gli attori della negoziazione. Il profiling avviene attraverso la raccolta d'informazioni, da fonti aperte, utili a delineare la personalità delle controparti.

In ogni caso un utilizzo prudente del profiling, in grado di sfruttare le potenzialità dello strumento, deve avvenire senza dimenticarsi dei limiti, ma può rappresentare uno strumento utile di supporto alle indagini e all’intelligence.

 

Dott.ssa Giulia Cappa

(Divisione Psicologia Investigativa - Gruppo Investigativo)

 

BASOW S.A., RUBENFELD K., “Troubles Talk”: Effects of Gender and Gender-Typing, 2003.

CANTER D., Offender Profiling, Psychologist Journal, 2 (1), 12-16, 1997.

GULOTTA G., MERZAGORA BATSOS I., L’omicidio e la sua investigazione, Giuffrè editore, 2005.

KOCSIS R., An empirical assessment of content in criminal psychology profiling, International journal of offender therapy and comparative criminology, 47, 37-46, 2003.

PICOZZI M., ZAPPALÀ A., Criminal Profiling, Dall’analisi della scena del delitto al profilo psicologico del criminale, McGraw-Hill, Milano, 2002. 

ROSSI L., ZAPPALÀ A., Elementi di psicologia investigativa, Franco Angeli, Milano, 2005. 

SHARON S. SMITH, M.S., and ROGER W. SHUY, Ph.D Using Language Analysis for Identifying and Assessing Offenders, 2002.

La realtà pone domande.
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