Un tempo i rischi erano percepiti come eventi isolati, gestibili con piani di emergenza mirati. Oggi, invece, le minacce sono dinamiche continue. Secondo l’Allianz Risk Barometer 2026, gli attacchi informatici restano il rischio principale per le imprese, con il ransomware che rappresenta oltre il 70% degli incidenti segnalati. L’uso crescente dell’Intelligenza Artificiale introduce nuove vulnerabilità, tanto che i rischi legati all’IA sono balzati al 2° posto nella classifica globale.
Il 2026 segna un punto di svolta: le Organizzazioni sono più interconnesse che mai e dipendono da ecosistemi digitali complessi, mentre la supply-chain globale è esposta a interruzioni dovute a crisi geopolitiche e guasti tecnologici. A ciò si aggiungono i cambiamenti climatici, che generano eventi estremi con impatti diretti su infrastrutture e costi assicurativi. Infine, la pressione normativa e reputazionale cresce: il rischio di greenwashing e le violazioni ESG sono tra le principali cause di sanzioni e danni d’immagine.
In questo scenario, il Risk Management non è più una funzione accessoria, ma un pilastro strategico per garantire resilienza e continuità operativa.
In passato, i rischi erano considerati minacce esterne, come crisi economiche o eventi naturali – mentre oggi assistiamo a un’evoluzione verso rischi diffusi e trasversali, che si manifestano come pattern ricorrenti che permeano ogni funzione aziendale, anziché come episodi isolati ed "eccezionali" (dai cyber attacchi alle interruzioni della supply chain, alle pressioni normative).
Un aspetto cruciale da considerare è che molti rischi nascono all’interno dell’Organizzazione: errori umani, carenze nei processi, mancanza di cultura della sicurezza e scarsa compliance sono tra le principali cause di vulnerabilità. In un contesto iperconnesso, il rischio diventa sistemico e richiede un approccio integrato di Governance e Risk Management.
I rischi organizzativi e comportamentali rappresentano una minaccia significativa per la stabilità e l’efficienza aziendale, poiché derivano da dinamiche interne difficili da monitorare. Fenomeni come l’assenteismo, i comportamenti opportunistici e una fiducia organizzativa non supportata da adeguati controlli possono compromettere la produttività, generare inefficienze e aumentare la vulnerabilità operativa. Per mitigare tali rischi è essenziale adottare un approccio integrato che bilanci fiducia e controllo, promuova una cultura etica e implementi sistemi di monitoraggio e verifica. Solo attraverso regole chiare, incentivi coerenti e strumenti di governance efficaci è possibile garantire la resilienza e la continuità del business.
Le criticità come turnover elevato, conflittualità latente e minacce interne (insider threat), insieme all’uso improprio di permessi e strumenti aziendali, possono compromettere la sicurezza, la produttività e la coesione organizzativa. La difficoltà di monitorare tali comportamenti nel tempo amplifica il rischio, rendendo indispensabile un approccio strutturato che combini fiducia e controllo. Implementare sistemi di governance, audit periodici, politiche di accesso rigorose e programmi di sensibilizzazione è fondamentale per prevenire abusi e garantire la resilienza aziendale.
Nel contesto attuale il rischio cyber non riguarda esclusivamente le vulnerabilità tecniche ma si estende a fattori organizzativi, culturali e comportamentali. La crescente digitalizzazione dei processi espone le aziende a minacce che sfruttano non solo i sistemi, ma anche le persone e i processi. Errori umani, scarsa informazione e cultura, gestione inadeguata delle credenziali e mancanza di consapevolezza possono trasformarsi in punti di ingresso per attacchi sofisticati.
Il cyber risk include inoltre aspetti strategici come la governance dei dati, la continuità operativa e la capacità di risposta alle crisi. Per affrontare questa sfida è necessario un approccio integrato che combini tecnologia, cultura della sicurezza e processi di controllo, rendendo la protezione informatica una responsabilità condivisa a tutti i livelli aziendali.
L’utilizzo non autorizzato o scorretto dei dati aziendali rappresenta una delle minacce più insidiose per le organizzazioni moderne. Questo comportamento può derivare da negligenza, scarsa formazione o intenzioni fraudolente e comporta conseguenze gravi: violazioni della privacy, perdita di informazioni sensibili, danni economici e compromissione della reputazione aziendale. Un data breach causato da uso improprio dei dati può generare sanzioni legali, perdita di fiducia da parte di clienti e partner e, nei casi più gravi, interruzioni operative. Per prevenire tali rischi è fondamentale adottare politiche di accesso rigorose, sistemi di monitoraggio, formazione continua del personale e procedure di risposta agli incidenti, trasformando la gestione dei dati in un pilastro strategico della sicurezza aziendale
La competitività che domina il mondo degli affari e il contesto economico ha portato le Aziende a curare con particolare attenzione anche gli aspetti reputazionali. La violazione o la non ottemperanza alle normative -in ambito privacy, sicurezza, governance, ESG- può generare sanzioni economiche, contenziosi legali e perdita di fiducia da parte dei Clienti, dei Partner e degli Investitori. Il danno derivante da comportamenti non etici, comunicazioni improprie o gestione inadeguata delle crisi può compromettere l’immagine aziendale e ridurre il valore del brand.
La complessità delle normative internazionali e la rapidità di diffusione delle informazioni sui media e sui social amplificano questi rischi, rendendo indispensabile un approccio proattivo basato su controlli interni rigorosi, trasparenza e una cultura aziendale orientata all’integrità.
I modelli di sicurezza tradizionali si basavano su un concetto di “perimetro” fisico e digitale ben definito, dove proteggere il confine aziendale era sufficiente per garantire la sicurezza. Tuttavia, l’evoluzione tecnologica e organizzativa ha reso questo approccio obsoleto. La diffusione del cloud, il lavoro da remoto, la mobilità dei dispositivi e l’interconnessione con Partner e Fornitori hanno eliminato i confini statici, creando un ecosistema aperto e dinamico. Questa evoluzione ha sia ampliato le opportunità di business, sia esposto le Organizzazioni a rischi sempre più sofisticati e interdipendenti. Inoltre, le minacce moderne non si limitano ad attacchi esterni: includono vulnerabilità interne, errori umani e rischi comportamentali.
In questo scenario, la sicurezza deve essere continua, adattiva e basata su identità, dati e processi, non solo su barriere fisiche o firewall. È necessario pertanto adottare modelli integrati come il "Zero Trust", che presuppone la verifica costante e la protezione end-to-end, o il "Perimetro unico della Sicurezza", un concetto che nasce dall’esigenza di superare la frammentazione dei sistemi di protezione, integrando in un’unica architettura le misure fisiche, digitali e organizzative. In un’epoca in cui reputazione e continuità operativa sono asset strategici, il perimetro unico rappresenta non solo una barriera contro le minacce, ma un vero e proprio fattore competitivo per le Imprese che riduce le vulnerabilità e migliora la resilienza aziendale.
In un passato nemmeno troppo lontano, la sicurezza era basata su interventi spot che tradivano la mancanza di un approccio organico ai rischi. Spesso le segnalazioni di rischio avvenivano con ritardo e la contromisura consisteva in una reazione all’emergenza, anziché in una prevenzione e anticipazione del rischio. Rinunciare a una mappatura dei rischi e alla conoscenza del contesto ha spesso portato a intervenire troppo tardi, con danni economici e reputazionali spesso incalcolabili, difficili da recuperare.
L’approccio al rischio e alla sicurezza è notevolmente cambiato e la rivoluzione è tuttora in atto. Le Aziende sono passate da strategie basate sulla reazione alle criticità ad una prevenzione continuativa. Il monitoraggio continuo nel tempo si è reso fondamentale per garantire la resilienza e la conformità aziendale: non si tratta soltanto di rilevare anomalie in tempo reale, ma di costruire una visione storica che consenta di individuare i trend, i comportamenti ricorrenti e i segnali precoci di rischio. I vantaggi sono la possibilità di prevenire incidenti prima che diventino critici, migliorare la trasparenza dei processi e supportare decisioni strategiche basate su dati concreti. Inoltre, il monitoraggio costante rafforza la fiducia degli Stakeholder, facilita gli audit e consente di dimostrare la conformità alle normative.
Dato il contesto attuale in cui i rischi evolvono rapidamente, la capacità di osservare e analizzare diventa un elemento chiave per la Sicurezza e la Governance aziendale.
L’intelligence è un elemento strategico per la protezione delle Imprese, poiché consente di trasformare dati e informazioni in conoscenza utile per prevenire rischi e minacce. Non si tratta solo di analisi tecnologica, ma di un approccio integrato che comprende la raccolta, interpretazione e monitoraggio di segnali provenienti da fonti interne ed esterne.
In ambito cyber, la Cyber Threat Intelligence permette di identificare vulnerabilità e trend nel panorama delle minacce, anticipando gli attacchi e predisponendo contromisure efficaci. Parallelamente, la Business Intelligence supporta decisioni strategiche, migliorando la comprensione del contesto competitivo e delle criticità operative. L’intelligence aziendale, quindi, non è un’attività accessoria, ma un pilastro della governance della sicurezza: consente di prevenire frodi, tutelare la reputazione, garantire la compliance e rafforzare la resilienza organizzativa in un ecosistema globale e interconnesso.
La sicurezza aziendale moderna non può più essere gestita in compartimenti stagni. L’integrazione tra sicurezza fisica, organizzativa e digitale è essenziale per affrontare minacce complesse e interconnesse. Un accesso non autorizzato a un’area sensibile può facilitare un attacco informatico, così come una debolezza nei processi organizzativi può compromettere la protezione dei dati. Per questo, è necessario adottare un approccio olistico che unisca controlli fisici (sorveglianza, badge, sistemi di accesso), misure organizzative (policy, formazione, governance) e soluzioni digitali (cybersecurity, monitoraggio continuo, gestione delle identità). Solo attraverso questa sinergia è possibile garantire la resilienza, ridurre le vulnerabilità e creare un ecosistema sicuro e coerente, in cui persone, processi e tecnologie operano in modo integrato.
Oggi la sicurezza non si limita più soltanto alla "protezione", ma diventa un fattore determinante per la continuità operativa. Interruzioni causate da incidenti informatici, violazioni dei dati, frodi interne o eventi fisici possono bloccare processi critici, generare perdite economiche e compromettere la fiducia di clienti e partner. E in uno scenario dove supply chain e servizi digitali sono essenziali, ogni vulnerabilità può trasformarsi in un rischio sistemico. Per questo, la gestione della sicurezza deve essere integrata nei piani di business continuity e disaster recovery, garantendo resilienza, rapidità di risposta e capacità di ripristino. La sicurezza diventa così un elemento chiave per salvaguardare il valore aziendale e mantenere la competitività anche in situazioni di crisi.
Nel panorama del 2026, i rischi aziendali non sono più eccezioni, ma una costante che permea ogni livello dell’organizzazione. Questa realtà impone un cambio di paradigma: non è sufficiente reagire alle minacce, occorre anticiparle.
Cyber attacchi, violazioni di dati, rischi reputazionali, comportamenti opportunistici e vulnerabilità organizzative non si presentano più come eventi isolati, ma come fenomeni ricorrenti e interconnessi. La complessità dei mercati, la digitalizzazione e la globalizzazione amplificano l’esposizione delle aziende, rendendo la gestione del rischio una funzione strategica e non più accessoria.
Le organizzazioni più evolute hanno compreso che la sicurezza non può essere episodica. Si passa da interventi reattivi a modelli continuativi, basati su monitoraggio costante, intelligence e integrazione tra sicurezza fisica, digitale e organizzativa. Questo approccio consente di individuare segnali precoci, prevenire incidenti e garantire la resilienza operativa. La sicurezza diventa parte integrante della governance, con processi e tecnologie che lavorano in sinergia per proteggere asset, persone e dati.
Se, come accade, le minacce evolvono più rapidamente delle contromisure tradizionali, la capacità di anticipare è ciò che distingue le aziende resilienti da quelle vulnerabili. Investire in formazione, cultura della sicurezza, sistemi predittivi e strategie di prevenzione significa trasformare la sicurezza da costo a vantaggio competitivo. Non si tratta solo di difendere, ma di garantire continuità, reputazione e fiducia, elementi imprescindibili per la crescita e la sostenibilità nel lungo periodo.
L’agenzia investigativa Dogma S.p.A. supporta le imprese nella valutazione del rischio informatico e nella definizione di soluzioni concrete per la sua mitigazione. Accompagniamo i nostri clienti nell’identificare le minacce potenziali, valutare le risorse aziendali esposte e analizzare gli scenari di rischio più probabili, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza operativa.
Grazie a professionisti esperti in cyber-security e gestione del rischio digitale, elaboriamo strategie difensive personalizzate per proteggersi da frodi, intrusioni e attacchi esterni. Allo stesso tempo, interveniamo anche ex post, quando un evento informatico si è già verificato: contenendo i danni, ricostruendo le dinamiche dell’attacco e risalendo all’origine del problema.
Affidarsi a Dogma significa dotarsi di un partner investigativo capace di unire competenze tecniche e operative per la sicurezza aziendale, prima, durante e dopo un incidente.
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