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Stalking: definizione del fenomeno e azioni possibili

Comunicati Stampa

Stalking: definizione del fenomeno e azioni possibili

Stalking: Definizione del fenomeno e azioni possibili

Lo stalking o sindrome delle molestie assillanti è un insieme di comportamenti ostili e ripetuti finalizzati all’intrusività nella vita di una persona che risulta la vittima degli agiti del molestatore e che si trova a vivere la situazione con angoscia, preoccupazione e sofferenza psicologica.

Lo stalker può essere un ex partner, un conoscente, un collega o uno sconosciuto e le motivazioni che lo spingono ad agire possono essere varie, dalla gelosia alla vendetta.

Sono stati identificate tre tipologie di comportamenti che il molestatore può mettere in atto:

  • comunicazioni indesiderate, solitamente si tratta di lettere e/o telefonate rivolte alla vittima che possono arrivare a coinvolgere anche gli amici e la famiglia della stessa; 
  • contatti indesiderati, ovvero comportamenti che lo stalker sviluppa per avvicinarsi alla vittima come appostamenti sotto casa e pedinamenti;
  • comportamenti associati, come l’ordine o la cancellazione di beni o servizi a carico della vittima, ad esempio il molestatore può far recapitare oggetti all’indirizzo della vittima o cancellare servizi come la carta di credito o l’elettricità con l’obiettivo di spaventarla e danneggiarla.

Tipologie di stalker

Gli studi sullo stalking si sono spesso focalizzati sul tentativo di classificare le diverse tipologie di stalker. Al giorno d’oggi la classificazione più accreditata risulta essere quella che individua 5 tipologie di stalker.

  1. Il respinto. E’ una delle forme di stalking più diffusa caratterizzata da comportamenti persecutori agiti come conseguenza di un rifiuto. Il molestatore può essere un ex partner che agisce spinto dal desiderio di riconciliazione e/o vendetta; il  controllo sulla vittima garantisce al molestatore di tenere in vita, in modo patologico, la relazione attraverso il controllo. Sono gli stalker più pericolosi in quanto esiste la reale possibilità che si raggiunga la violenza fisica.
  2. Il bisognoso d’affetto. Appartengono a questa categoria i molestatori che mettono in atto comportamenti con l’obiettivo di costruire una relazione di amore o di amicizia. E’ la forma di stalking più persistente anche perché’ il molestatore nega il rifiuto della vittima reinterpretandolo come difficoltà a lasciarsi andare.
  3. Il corteggiatore incompetente. L’obiettivo di questi molestatori è di tentare un approccio con la persona di loro interesse ma, a causa delle scarse abilità relazionali, finiscono col mettere in atto atteggiamenti che possono risultare fastidiosi, ripetitivi ed insistenti. La condotta persecutoria generalmente è di breve durata e il molestatore tende a ripetere gli stessi schemi disadattivi con persone diverse.
  4. Il risentito. L’obiettivo dei comportamenti messi in atto da questa tipologia di stalker è quello di recare disagio e molestie per un torto che sentono di aver subito. I sentimenti di rancore e odio che provano nei confronti delle proprie vittime causano una scarsa analisi della realtà che porta gli stalker a percepire il proprio comportamento come giustificato, questo li rende particolarmente pericolosi e potenzialmente capaci di mettere in atto aggressioni.
  5. Il predatore. Appartengono a questa categoria gli stalker che agiscono con l’obiettivo di avere rapporti sessuali con la vittima; sono molestatori che possono passare molto tempo a pianificare i propri comportamenti e che provano un senso di eccitazione e potere nel spaventare la propria vittima.

Il fenomeno in Italia

Dal 2009 lo stalking è riconosciuto in Italia come un crimine, un reato penale perseguibile dalla legge grazie al D.L. del 23 febbraio 2009, n. 11 che ha introdotto il reato di atti persecutori,  secondo il quale è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita?.

Secondo uno studio condotto dall’Osservatorio Nazionale Stalking il 70% delle vittime di stalking in Italia, risulta appartenere al genere femminile e nel 55% delle situazioni il molestatore risulta essere un compagno o un ex, nel 25% dei casi un vicino di casa, nel 15% dei casi un collega di lavoro o di scuola e nel 5% dei casi un familiare. Il ritorno allo stalking, anche dopo la denuncia, si registra nel 30% dei casi.

Come comportarsi

L’esperienza dello stalking causa spesso nella vittima disturbi di tipo post-traumatico che hanno ripercussioni concrete sulla qualità della vita della persona. Sono stati identificati diversi casi di sindrome post- traumatica da stress, depressione, ansia, difficoltà nel sonno, ipervigilanza oltre alla percezione di essere soli.

Quando una persona si rende conto di essere vittima di stalking è bene che presenti denuncia e inizi a conservare le prove di ogni contatto avuto con lo stalker, annotando eventualmente su un diario ogni forma di comunicazione e tutti gli episodi avvenuti specificando cose è successo, quando (data e ora) e dove. La documentazione scritta come e-mail e lettere dovrebbe essere conservata nel caso di future consultazioni e sarebbe opportuno, quando possibile, registrare le telefonate e prendere nota del giorno e ora esatta nella quale è stata ricevuta.

Tutti questi elementi guidano le forze dell’ordine durante le indagini e sono utili nel caso di un procedimento contro lo stalker.

Dato che spesso la denuncia non è sufficiente a far desistere il molestatore è opportuno che la vittima di stalking segua alcune accortezze per cercare di scoraggiarlo.

Risulta efficace cercare di non seguire routine prevedibili e uscire frequentando luoghi non isolati e per quanto possibile affollati.

Nel caso in cui lo stalker agisca con l’obiettivo di iniziare o ristabilire una relazione, la vittima deve essere ferma nel dire di no e deve evitare risposte o comportamenti poco chiari  che possono essere interpretati come forme di interesse dal molestatore ed avere l’effetto controproducente di rinforzare lo stalking, ad esempio una telefonata di rabbia può avere questo effetto.

Se le molestie sono telefoniche è preferibile attivare un secondo numero senza eliminare quello che lo stalker utilizza per contattare la vittima (poco alla volta si può cercare di rispondere sempre meno alle chiamate del molestatore) poiché’ limitarsi a cambiare numero potrebbe aumentare la motivazione allo stalking.

L’aiuto dell’agenzia investigativa “Gruppo Investigativo - Investigazioni Private e Sicurezza”

Le informazioni relative al fenomeno in Italia e alle conseguenza sulla vita delle persone vittime di stalking, suggeriscono di approfondire ulteriormente la conoscenza del fenomeno, in modo da poter sviluppare nuove strategie per supportare le vittime, ma soprattutto per minimizzare le ripercussioni che questo fenomeno ha sulle loro vite, cercando di prevenire le conseguenze più gravi. 

Anche per questo motivo il Gruppo Investigativo ha sviluppato un protocollo d’intervento che nasce dell’esperienza decennale nell’affrontare i numerosi casi seguiti, individuando diversi fronti su cui è possibile agire per aiutare la vittima. 

Per prima cosa è importante analizzare con attenzione la situazione che viene descritta dalla vittima, il tipo di minacce subite e come la vita della persona sia stata condizionata e trasformata a seguito dei comportamenti messi in atto dallo stalker. Viene così effettuata una valutazione delle minacce.

Poiche’, come è stato illustrato precedentemente, risulta cruciale che la vittima sia in grado di rispondere in modo opportuno (a volte in modo contro intuitivo) ai comportamenti dello stalker per limitare le ripercussioni dello stalking,  il Gruppo Investigativo si occuperà di stabilire il profilo del molestatore in modo da inquadrarlo all’interno di una delle 5 categorie sopra descritte; questo permetterà di fornire alla vittima alcune informazioni su quale comportamento sia meglio adottare nei confronti dello stalker.

Un altro supporto importante, da parte del Gruppo Investigativo, che potrà aiutare la vittima a combattere il senso di impotenza che spesso accompagna chi subisce le molestie, consiste nel raccogliere le prove degli atti di stalking, e nel caso di un procedimento penale a carico del molestatore, queste prove si aggiungeranno a quelle che la vittima è in grado di raccogliere da sola. Purtroppo la vittima può prendere atto dei comportamenti minatori solo una volta che sono avvenuti, grazie ai servizi offerti dal Gruppo Investigativo sarà possibile verificare i movimenti dello stalker finalizzati all'attività di molestia e dunque raccogliere prove di eventuali pedinamenti, appostamenti, minacce e azioni similari, evidenze che risulteranno di grande importanza nel caso di una denuncia o di supporto all'attività dell'Autorità Giudiziaria.
 

Dott.ssa Giulia Cappa
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Divisione Psicologia Investigativa
Gruppo Investigativo

 

 

Fonti:
Acquadro Maran D., Pristerà V., Varetto A., Zedda M. (2010) Stalking: aspetti psicologici.
Curci P., Galeazzi G., Secchi C. (2003) La sindrome delle molestie assillanti (stalking). Bollati Boringhieri, Torino.
Mullen P, Pathè M, Purcel R, Stuart GW. Study of stalkers. Am J Psychiatry 1999; 156: 1244
Mullen, P.E., Pathè, M., Purcell, R.  (2009) Stalkers and their Victims. 2nd Edition. Cambridge University Press: Cambridge.

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